Risposta alle più comuni critiche a Bitcoin e criptovalute

Di recente abbiamo scritto un post per spiegare Bitcoin a tutti quelli che non hanno idea di cosa sia (guida per principianti). Da tempo raccogliamo le critiche e le principali obiezioni da parte degli “scettici” e “non esperti” in materia, e abbiamo voluto qui elencarle, in modo da poter rispondere, una volta per tutte, ad ognuna di esse. Le critiche, da parte dei detrattori, sono quasi sempre le stesse, e possiamo indicarle qui una per una. Con questo non vogliamo dire che Bitcoin e le altre crypto sono strumenti perfetti e rappresentano la panacea di ogni problema del mondo, ma vogliamo semplicemente chiarire le possibili risposte alle principali argomentazioni anti-crypto.

1. Bitcoin non è basato su nulla, è praticamente una truffa

Una delle obiezioni più diffuse. In realtà:

  • è basato su un software open source in continuo miglioramento, che usa matematica e crittografia
  • ogni frazione di Bitcoin immessa sul mercato è coperta dai costi di hardware ed energia elettrica necessari a “minarla”, a differenza di quanto avviene per la moneta fiat (euro, dollaro) che è emessa a volontà dalle banche centrali senza nessuna copertura effettiva
  • è inoltre basato su una community a livello mondiale, di miner, sviluppatori, trader, investitori e semplici utenti e appassionati

2. Sicuramente è qualcosa sotto controllo dei potenti di turno

La teoria più diffusa a riguardo è che Bitcoin sia stato creato dall’NSA (National Security Agency) americana, o secondo altri dalla CIA, in modo da avere una moneta digitale sotto il loro controllo. In realtà, se queste entità governative avessero creato Bitcoin per il loro interesse, avrebbero dimostrato di essere estremamente miopi, visto che per la prima volta abbiamo un sistema capace di scavalcare banche e governi e funzionare indipendentemente dalle regolamentazioni dei vari stati. Sempre se fosse stato il governo americano a creare questa criptomoneta, non si comprende come mai abbia rilasciato il codice “open source” ovvero pubblico e modificabile gratuitamente da chiunque, anche per creare un’altra crypto, con caratteristiche differenti. Sarebbe certamente stato più utile brevettare questa tecnologia e garantire un notevole vantaggio economico ai suoi creatori, tenendo il codice “chiuso” in modo da poter inserire al suo interno sistemi di tracciamenti e controllo. Il fatto che sia open source, invece, rende impossibile inserire “backdoor” o “programmi spia”, perchè qualunque degli sviluppatori che hanno accesso al codice potrebbero scovare il codice malevolo e rimuoverlo. Vedi anche il punto 5 per una spiegazione più tecnica.

3. Non è Bitcoin a essere rivoluzionario, ma la tecnologia che utilizza (blockchain)

Questa è l’argomentazione più utilizzata dagli “esperti” del settore bancario, che vorrebbero un Bitcoin “innocuo” e “controllabile”, quindi centralizzato, pretendendo di soppiantare quello “senza intermediari”, “incontrollabile” e “decentralizzato” che esiste ora. La blockchain, in realtà, esiste da molto tempo prima che venisse creato Bitcoin, ed è semplicemente un database, difficile da modificare ex post, ma anche altamente inutile di per sè, essendo, in ambiente centralizzato, molto più performante e versatile il database relazionale. Bitcoin è in realtà un mix di diverse tecnologie, già esistenti in passato, che sono state riprese e modulate per creare una sinergia, tramite la quale il sistema può funzionare come desiderato, ovvero senza intermediari, in maniera decentralizzata e distribuita e rendendo difficili gli attacchi al suo corretto funzionamento. Vedi anche il post “Criptovalute di Stato e delle banche: perché non sono vere crypto?“.

4. E’ roba adatta solo ad esperti informatici, non arriverà mai alle masse

Perché una tecnologia possa diffondersi capillarmente, come è successo a internet negli ultimi decenni, occorrono una serie di condizioni, tra cui:

  • il miglioramento dell’infrastruttura
  • la semplificazione delle interfacce utente e dei servizi offerti
  • un effettivo vantaggio per chi la utilizza

Solitamente, tutte le tecnologie che spingevano alla decentralizzazione, a partire dalla stampa tipografica, fino a internet, sono state sempre fortemente contrastate dagli “accentratori”, ovvero i sostenitori e controllori del vecchio paradigma. I media mainstream, ad esempio, hanno combattuto per anni internet, sapendo che avrebbe tolto loro un’importante fetta di mercato, nel campo dell’informazione, delle news, della pubblicità, del commercio e molto altro.
Ovviamente nessuno può prevedere il futuro, ma Bitcoin e tecnologie crypto sono molto vicine a ciò che era il web ai suoi inizi: un’innovazione fortemente contrastata da chi voleva lasciare intatto lo status quo e impedire di perdere consumatori e utenti. Vediamo in questa immagine le critiche al web da parte dei giornali italiani, nel periodo intorno agli anni 2000.

Titoli di giornale del periodo intorno agli anni 2000 – Internet FUD

5. Iil protocollo di criptatura SHA-256 è già stato violato dal Governo Americano e quindi Bitcoin non è al sicuro

Le banche, i governi di tutto il mondo, milioni di siti web, il protocollo SSL, PGP e molti altri sistemi sicuri usano SHA-256. Tra l’alto Bitcoin usa SHA-265-2 ovvero una versione doppia (annidata) di SHA256. Si tratta di uno degli algoritmi di criptatura più sicuri in circolazione, da vent’anni sotto osservazione dell’intera comunità mondiale. Se anche Bitcoin venisse “crackato”, sarebbe un’operazione che provocherebbe immediatamente il cambiamento di algoritmo, non sono di Bitcoin, ma di tutte le istituzioni e società che utilizzano questo sistema di criptatura. Dopo il primo “attacco”, ci si precluderebbe la possibilità di poterne effettuare altri, e tutti prenderebbero le dovute contromisure per impedirne ulteriori. Bitcoin, in particolare, potrebbe decidere (se vedesse compromessa la sicurezza della crittografia) di cambiare l’algoritmo da usare, anche se ciò comporterebbe un hard fork. L’unico modo per certificare che un’algoritmo è sicuro, è renderlo pubblico, in modo che il mondo intero possa verificarne la sicurezza e trovare possibili falle. Questo è quello che è stato fatto per SHA-256 e, se venisse violato, tutti i sistemi “sicuri” del mondo ( dati di banche, governi, società) sarebbero immediatamente a rischio, non solo Bitcoin.

SHA-2.svg
Un immagine che rappresenta il funzionamento dell’algoritmo SHA-256

By User:kockmeyerOwn work, CC BY-SA 3.0, Link

6. Poiché Bitcoin non risponde alla mia idea personale di moneta e politica monetaria, non può essere niente di buono

Questa è una posizione che ho trovato in un particolare utente internet, che appare molto interessante da analizzare. Partendo da un’idea ben precisa di politica monetaria, si va ad analizzare Bitcoin e si verifica che non risponde ai requisiti richiesti dalla propria teoria. Ma il problema fondamentale di questa approccio è che, la propria teoria monetaria, per poter essere attuata nella realtà, richiede interventi da parte di stati e governi, apposite leggi nazionali o internazionali. Esula, quindi, dal paradigma di “innovation without permission” che caratterizza Bitcoin e il mondo crypto-economico. E’ più facile convincere governi e istituzioni ad attuare la politica monetaria desiderata, oppure creare un network decentralizzato capace di attuare quella politica, indipendentemente dall’approvazione statale? Se consideriamo, invece, l’ipotesi in cui la propria personale teoria economica e monetaria siano attuabili tramite le tecnologie crypto, allora piuttosto che criticare Bitcoin, si potrebbe creare la propria criptovaluta che, se davvero più valida, potrebbe benissimo fare concorrenza ed eventualmente “scalzare” Bitcoin dal ruolo di criptomoneta principale.

7. Poichè Bitcoin è troppo volatile, non risponde alla funzione di moneta come unità di conto, e quindi non è una buona moneta

Sicuramente è una delle critiche più sensate, perchè il problema dell’eccessiva volatilità del prezzo esiste. Il fatto che Bitcoin sia estremamente volatile, e che il prezzo, dall’inizio a oggi ha mostrato una crescita esponenziale, rende meno interessante utilizzarlo come strumento di pagamento, ma piuttosto come una sorta di oro digitale, da conservare in attesa che continui a salire di valore. Le altre “altcoin” hanno lo stesso problema, tuttavia esistono delle “stable coin” che hanno come obiettivo garantire la stabilità del prezzo, vedi Tether e SBD (entrambe legate al valore del dollaro). Occorre anche tener conto che Bitcoin è ancora molto giovane come tecnologia, e che sono pochissime ancora le persone che lo conoscono e lo utilizzano. Ciò comporta volatilità dei prezzi e movimenti bruschi, rispetto alle valute consolidate come euro o dollaro. Se poi Bitcoin dovesse risultare un’ottimo bene rifugio o oro digitale, ma inadeguato come moneta di pagamento, si apre spazio a nuove stable coin che verrebbero usate come moneta vera e propria. Va anche sottolineato che la volatilità del prezzo di Bitcoin e delle altre crypto se per alcuni aspetti può essere considerato un difetto, per tutti coloro che fanno trading rappresenta invece un’utile opportunità per operare su questi mercati.

8. Non essendo regolamentato in maniera chiara dalle varie autorità nazionali, è uno strumento rischioso e da evitare

La corruzione e la manipolazione dei mercati sono sempre esistiti, nonostante tutte le possibili regolamentazioni che nell’arco del tempo, i vari governi e istituzioni hanno imposto per garantirne la sicurezza e il controllo. Ovviamente nel caso di Bitcoin e delle altre crypto, non esiste alcuna autorità regolamentatrice a cui rispondere. Questo è un difetto e allo stesso tempo un pregio delle criptomonete, visto che permette di evitare che l’intermediario possa speculare e approfittare della propria posizione per abusarne.  Tuttavia è anche vero che numerosi governi in tutto il mondo si stanno occupando di regolamentare questa materia, anche in Italia e in Europa. Si tratta di normative che vanno a regolare Bitcoin “dall’esterno”, lasciando intatto il suo funzionamento e processo decisionale interno, che anche volendo non potrebbe essere imposto da un’autorità terza.

Mappa della legalità di Bitcoin nelle varie nazioni – Fonte coin.dance

9. Non essendoci nessuna autorità responsabile della gestione di Bitcoin, non può essere una tecnologia affidabile

Una delle cose che risulta più difficile da comprendere, per coloro che sono a digiuno della tecnologia crypto, è che possa esistere un network tra pari (peer-to-peer), supportato da una comunità di programmatori e miner, capace di funzionare senza il controllo di nessuna autorità esterna. In realtà, pur non esistendo un controllo centrale, il controllo viene effettuato dai singoli nodi del network. Ognuno è allo stesso tempo sia cliente che proprietario della “banca Bitcoin”: quelli che cercano di alterare il suo funzionamento in modo fraudolento, vengono puniti con disincentivi economici, mentre i player corretti vengono ricompensati con nuovi bitcoin.

10. E’ uno specchietto per le allodole per gli ingenui che sperano in guadagni facili, mentre alla fine verranno fregati

Qualche dato sulla performance di Bitcoin: 1 anno = +142% 3 anni = +2.397% 5 anni = +8.562%. Si tratta di una moneta che è nata nel 2009, partendo da un valore di 0,1 $ per bitcoin per arrivare oggi ai 6500 $ di oggi. Ovvio che, chi invece ha acquistato bitcoin a 20.000 $, è oggi in perdita di più del 70%. Bitcoin, però, non è solo speculazione e sicuramente non è ideato per fregare soldi a soggetti ingenui e attratti dai guadagni facili.

11, Non è altro che una bolla speculativa, come la mania dei tulipani

Potrebbe anche esserlo, anche se, essendo una realtà ancora in fase di diffusione, sarebbe molto diversa dalle grandi bolle del passato, nel mercato tradizionale (bolla delle dot-com, etc). Inoltre è una bolla che, se tale, dura dal 2009 e non dà rilevanti segni, per ora, di stare “scoppiando”. Se anche a livello di prezzo fosse una bolla speculativa, rimarrebbero sempre valide le caratteristiche innovative di questa tecnologia, che non è, come già detto, solo destinata alla speculazione finanziaria, ma ha numerosissime implicazioni su tanti altri aspetti della società. Leggi cosa ha dichiarato in materia il Nobel per l’Economia Robert Shiller.

Grafico con le più grandi bolle finanziarie della storia – Fonte il grande bluff

12. Bitcoin nasce per volontà degli Illuminati, per creare un’unica moneta mondiale, in preparazione del Nuovo Ordine Mondiale (Stato unico mondiale)

Come nel caso dell’NSA (punto 2), anche in questo caso l’ipotesi risulta poco credibile proprio perchè Bitcoin è uno strumento privo di intermediari e resistente alla censura. Sarebbe uno strumento poco adatto ad una società iperglobalizzata e autoritaria come quella immaginata nel caso, tutto da verificare, di un ipotetico Nuovo Ordine Mondiale e Governo Unico Planetario.

13. Come si fa ad avere fiducia in qualcosa che è stata creata da un personaggio anonimo?

Vedi anche il punto 9, che riguarda un’argomentazione simile. Riguardo il creatore di Bitcoin, che ha usato lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, ma la cui identità e tuttora sconosciuta, il suo voler rimanere anonimo è una scelta “politica” e una misura di cautela. Satoshi detiene, infatti, una considerevole quantità di bitcoin e, se fosse un personaggio pubblico, potrebbe anche risultare “ingombrante” e “troppo influente” nelle scelte della community. Proveniendo inoltre dalla community dei cypherpunks, esperti di crittografia e privacy, quella dell’anonimato può risultare una scelta coerente.

Immagine di un perplesso Dorian Nakamoto, accusato di essere Satoshi, ma che ha smentito categoricamente

14. Poiché verranno emessi in totale solo 21 milioni di Bitcoin, ciò potrebbe comportare una scarsa liquidità del mercato con conseguenti problemi

Nel caso di Bitcoin la politica monetaria e i tempi di emissione di nuova liquidità sono predeterminati ab initio (a differenza di quanto avviene nella finanza tradizionale). Ciò contribuisce ad evitare squilibri e rende più prevedibile il funzionamento del mercato. Va sottolineato, inoltre, che attualmente Bitcoin supporta fino all’ottavo decimale (la quantità minima di Bitcoin è fissata a 0,00000001), ma ciò non toglie che si possano in futuro aumentare i numeri decimali utilizzabili, per consentire di adeguarsi ad aumenti di prezzo consistenti. Questa caratteristica rende Bitcoin molto diverso dalle monete fiat tradizionali, che hanno solo due cifre decimali utilizzabili, per convenzione, da sempre.

15. Il mining di Bitcoin consuma ingenti quantità di energia elettrica, quindi non è sostenibile per l’ambiente e per il pianeta

L’argomentazione “green” è anche molto usata, per criticare Bitcoin. Ma va ricordato che l’utilizzo di energia elettrica per il mining è essenziale, per far funzionare il sistema di incentivi e disincentivi economici su cui si basa questa criptomoneta. Al momento, il consumo energetico di Bitcoin, sul totale del consumo mondiale, è stimato allo 0,28%. Va anche ricordato che tutte le attività umane hanno un impatto sull’ambiente (estrazione di oro e petrolio, stampa di banconote cartacee, abbattimento di alberi per stampare libri di Fabio Volo, etc). Per ulteriori informazioni vi invito a leggere Bitcoin consuma quanto la Svizzera.

16. Bitcoin è uno schema ponzi, guadagna solo chi è entrato all’inizio, a spese di quelli che arrivano dopo

Uno schema Ponzi (dal nome del geniale ideatore di questa truffa) o schema piramidale, funziona con questa modalità:

  • il creatore dello schema invita altre persone a versargli del denaro, in cambio di un rendimento mensile o periodico
  • per poter avere un guadagno consistente, i partecipanti devono a loro volta invitare altri partecipanti allo schema
  • quelli che entrano per primi, ricevono compensi consistenti, mentre quelli alla base della piramide perdono danaro
  • lo schema prosegue finchè i partecipanti non lo abbandonano, perdendo denaro, e il creatore scappa via coi soldi

Nel caso di Bitcoin, non viene richiesta alcuna somma di danaro, in cambio di un promesso guadagno futuro (almeno non direttamente). Essendo tutti i partecipanti al network in una condizione di parità, non c’è qualcuno che può “scappare con la cassa” rubando i fondi agli altri. Ognuno detiene i fondi in un suo wallet (portafoglio software) e non può esserne privato se non condivide (o non gli viene rubata) la chiave privata in suo possesso.

17. Bitcoin gira su Internet, e su Internet ci sono gli hacker. Finché si utilizza moneta elettronica, ogni furto è possibile

Innanzitutto questo vale anche per le monete tradizionali, come l’Euro. In secondo luogo, la blockchain di Bitcoin risulta estremamente resistente ad attacchi e falsificazioni, sia perché cercare di truffare il sistema ha un rischio economico elevato, sia perché occorre una potenza di calcolo molto elevata. Quindi si potrebbe dire che è più “sicuro” della moneta elettronica Euro o Dollaro, proprio a causa del meccanismo di decentralizzazione e consenso, e agli incentivi e disincentivi posti a sua tutela.

18.  Bitcoin è usato dai criminali per traffici illeciti online, perché è anonimo e impossibile da tracciare

Questo è un altro mito da sfatare su Bitcoin: non è vero che è totalmente anonimo, infatti molte attività illecite sono state “tracciate” tramite attività di intelligence governativa e molti criminali che utilizzavano questa criptomoneta sono stati scoperti e arrestati. Questo perché, sebbene le transazioni non riportino i dati personali di chi le ha fatte, è però possibile risalire, con indagini informatiche, alle persone fisiche che detengono quelle coin. Il sistema più efficace, da sempre e ancora oggi, per transazioni derivanti da attività illecite è il dollaro contante e cartaceo (o l’euro). Questo risulta infatti il modo più efficace di “non lasciare traccia” delle attività illecite o del riciclaggio di danaro. La blockchain, invece, essendo pubblica, si presta molto bene ad attività investigative e di analisi, che permettono di scoprire, almeno alle autorità preposte, numerosi illeciti. E’ stato stimato che circa l’1% delle transazioni in crypto sono per fini illeciti. Vedi articolo Trafficante del Deep Web incastrato da indirizzo bitcoin.

19. Bitcoin verrà reso illegale e “spento” dagli Stati, oppure ne verrà dichiarata l'”inconvertibilità” per legge, neutralizzandolo

La possibilità di “spegnere” Bitcoin con un ipotetico interruttore è da escludere. Sarà possibile, come avviene in un ristretto numero di stati nel mondo, dichiararlo illegale (ma questo non impedirà che alcuni continuino ad usarlo di nascosto, oppure si spostino altrove per utilizzarlo legalmente). Si potrà anche dichiarare “inconvertibile” in euro, ad esempio, ma finché ci saranno dei privati disposti a scambiare, senza intermediari, bitcoin con euro, non cambierà niente rispetto alla situazione attuale.

20. Finchè la gente continuerà ad utilizzare Bitcoin solo per fini speculativi, acquistandoli e tenendoli fermi in attesa che salgano di prezzo (buy and hold) Bitcoin non potrà diffondersi come moneta vera e propria

L’utilizzo di Bitcoin per fini più speculativi che monetari dipende dalla sua alta volatilità e dal fatto che è salito di prezzo notevolmente negli anni. Acquistare un caffè oggi, in bitcoin, per scoprire che tra qualche mese o anno, con gli stessi bitcoin, avremmo potuto acquistare 100 o 1000 caffè, è un effetto collaterale da non sottovalutare. Le scelte della maggioranza degli individui sono inevitabilmente condizionate da meccanismi economici, ed è alquanto ingenuo pensare che non sia così. Ci saranno poi quelle persone che hanno guadagnato così tanti BTC da dover fare i loro acquisti usando necessariamente questa moneta, ma gli altri, semplicemente guardando il grafico di BTC/USD dall’inizio ad oggi, preferiranno tenerlo “sotto il materasso”, ovvero nel proprio wallet digitale.

Sviluppatore software professionale dal 2006, appassionato di crypto dal 2013, attualmente impegnato, tra le altre cose, nello sviluppo di coinrush.it

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Pubblicato il 04-07-2018

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