Wikileaks, Coinbase e la Decentralizzazione

Qualche giorno fa, Wikileaks ha postato via Twitter la notizia che l’exchange Coinbase aveva sospeso lo shop del popolare sito, utilizzato principalmente per raccogliere fondi, dopo il blocco dei tradizionali canali di finanziamento in moneta fiat da parte dei governi statunitense e australiano, già avvenuto nel 2010.

Affidarsi ad un servizio fornito da terze parti: questa non è vera decentralizzazione

Il rifiuto di fornire il servizio da parte di Coinbase non è altro che la versione crypto del rifiuto analogo di MoneyBookers, la compagnia che gestiva in precedenza la raccolta fondi in moneta fiat, nel 2010. Wikileaks ha affertmato, in seguito alla vicenda, che Coinbase è “inadatto al mondo delle criptovalute” per il suo comportamento. In realtà si potrebbe dire che forse è proprio Wikileaks a non aver compreso come funziona l’ecosistema crypto, delegando la raccolta dei fondi ad un servizio esterno. Sarebbe stato sufficiente utilizzare pagamenti diretti presso un wallet controllato da Wikileaks, oppure realizzare “in proprio” un’applicazione capace di semplificare le transazioni all’utente finale, e il problema si sarebbe risolto alla radice. Nella centralizzazione, il single-point-of-failure è sempre rappresentato dall’ente centrale che gestisce le operazioni, che risulta facilmente attaccabile (ed eventualmente “ricattabile” da parte di altre autorità e governi).

Immagine da cohley.com

Parola d’ordine: non delegare ad altri ciò che si può gestire autonomamente

Utilizzando un proprio indirizzo bitcoin per ricevere i pagamenti e saltando qualsiasi intermediario, Wikileaks avrebbe potuto bypassare il problema in maniera semplice. Le crypto non sono decentralizzate di per sè, dipende anche da come ognuno di noi le usa. Ma il vantaggio è avere la possibilità di implementare delle soluzioni che non richiedano l’intermediazione di entità centrali, rendendo così più difficile un’attività di censura o sospensione di servizio dall’esterno.

L’anello debole della catena

Tutti i siti che si occupano di intermediare nelle operazioni di acquisto e vendita, trading e servizi di ecommerce, chiamati appunto exchange, sono sicuramente il punto debole dell’intero sistema criptoeconomico. Proprio perchè gestiti da società che operano all’interno di stati e accordi internazionali, sono soggetti a regolamentazioni, blocchi e censure, ai quali non possono legittimamente sfuggire. Il problema però è la creazione di exchange autenticamente decentralizzati e quindi non più controllabili o sanzionabili, perchè non riferibili a entità giuridiche definite. Questa evoluzione verso una maggiore decentralizzazione e disintermediazione è ancora agli albori.

Di Charles Féval – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Gli exchange decentralizzati esistono già, ma devono crescere

Possiamo citare qui alcuni exchange decentralizzati come IDEX Barter DEX, Etherdelta. Ovviamente ne esistono molti altri, spesso in versione beta o specializzati su determinati mercati e altcoin, ma in molti casi i volumi di scambio sono notevolmente inferiori rispetto a quelli degli exchange centralizzati più popolari.

Vantaggi della decentralizzazione

Sebbene sia una tecnologia molto giovane, i vantaggi che derivano dall’utilizzo di un exchange decentralizzato sono numerosi:

  • il furto di crypto è più difficile non essendoci un single-point-of-failure (server centrale attaccabile)
  • possono non essere richiesti dati relativi all’identità personale degli utenti (anche questi dati sensibili possono venire sottratti essere utilizzati illecitamente)
  • si ottiene una maggior privacy e sicurezza dei dati

Cosa pensi della controversia Wikileaks/Coinbase? Credi che gli exchange decentralizzati possano cambiare la situazione attuale?

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Pubblicato il 26-04-2018

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