KYC e KYT – Privacy e dati personali nelle transazioni fiat e crypto

KYC e KYT sono due acronimi che identificano due fondamentali misure di sicurezza implementate nelle transazioni finanziarie. La prima (Know Your Customer) serve a raccogliere dati personali relativi ai clienti di società che forniscono servizi finanziari, mentre la seconda (Know Your Transactions) ha la funzione di tracciare le singole transazioni e la provenienza dei fondi.

Le transazioni crypto non riportano dati personali, a differenza di quelle bancarie

L’assenza di registrazione e identificazione, per operazioni come il download di un wallet o una semplice transazione in bitcoin, non sono difetti o bug di questa tecnologia. Si tratta di funzionalità appositamente progettate. La diffusione di dati personali, collegati alle transazioni online effettuate, è un problema che si ripercuote sulla privacy e su possibili furti o abusi dei propri dati personali.

Le cose cambiano, nel caso degli exchange

Ovviamente, nel tempo, gli exchange e i fornitori di servizi analoghi (vedi ad esempio localbitcoins)  hanno iniziato a richiedere i dati personali ai propri utenti, come la scansione della propria carta d’identità, la prova di residenza (tramite bollette o altri documenti), etc. Questo è stato necessario a causa delle emergenti norme antiriciclaggio, ma allo stresso tempo rappresenta un rischio reale di furto di questi dati. La soluzione esiste già ed è rappresentata dagli exchange decentralizzati, che sono ancora in fase embrionale, ma si stanno sviluppando sempre più e migliorando la propria tecnologia e sicurezza.

Nelle transazioni fiat, i nostri dati personali viaggiano in rete continuamente

Il problema, quando facciamo una qualsiasi transazione online in euro o dollari, è che i nostri dati personali sono inevitabilmente associati ad ognuna di esse. Soprattutto nel caso di microtransazioni, il prezzo con cui la transazione viene pagata è la cessione dei propri dati personali per studi statistici e commerciali, ovvero microviolazioni della privacy. Non solo, anche la nostra connessione a internet (sia tramite linea telefonica che tramite dispositivi mobili) è immancabilmente associata a nostri dati personali come nome, cognome, indirizzo, codice fiscale, email, etc. Se, da un lato, si tratta di misure utili per identificare le persone e tutto ciò che fanno online, dall’altro si tratta di un reale rischio di furto e violazione di questi dati, che possono finire sia nelle mani di hacker, sia in quelle di società che potranno utilizzarli più o meno legittimamente per tracciarci, inviarci promozioni commerciali, aggregare ogni nostro comportamento e acquisto per indagini di mercato, etc

Know your transactions è il nuovo Know your customer

Dopo aver richiesto i nostri dati personali (KYC), il passo successivo è andare a verificare anche le nostre transazioni per accertare la provenienza dei fondi e verificarne la legalità (know your transactions). Questo approccio è stato suggerito anche per le transazioni in criptomonete, per verificare che non ci sia stato riciclaggio di danaro “sporco”, proveniente ad esempio dal deep web. Va sottolineato però che  una transazione proveniente dal deep web non necessariamente è la prova di una attività illecita, visto che è possibile acquistare anche beni e servizi perfettamente legali, usando questo canale. La possibilità di utilizzare moneta cash (o criptomoneta totalmente anonima) non è solo utile per fini illegali, ma anche per tutelare la privacy di chi la utilizza per finalità totalmente legali (decido di acquistare un particolare bene, ma non voglio che il mio acquisto sia tracciato per inviarmi promozioni o sia utilizzato per studi commerciali sulle mie abitudini di consumo, o analizzato dal governo per tracciare un mio profilo psicologico o una mappa dei miei spostamenti fisici sul territorio).

Transazioni sulla blockchain, dati personali off-the-chain

Per evitare la continua intrusione nella privacy delle transazioni dei cittadini, sarebbe utile mettere tutte le transazioni (sia bancarie che crypto) su delle apposite blockchain, lasciando però i dati personali associati a tali transazioni “off-the-chain“, ovvero su database esterni, cifrati e pseudonimizzati, più difficili da violare e spiare da parte di entità non autorizzate. Il problema però viene solo spostato fuori dalla blockchain, ma persiste il rischio di violazioni e furti di questi dati. Nè le più importanti banche commerciali nè entità governative come l’NSA sono state in grado di mettere in sicurezza al 100% questi dati, per cui risulta improponibile un approccio di questo tipo. L’unico modo efficace di evitare che i nostri dati finiscano nelle mani di hacker, governi e società private è non concederli a coloro che processano le transazioni, e ciò è già possibile tramite le criptomonete.


Un breve e interessante video di Andreas Antonopulous riguardante il KYC (in Inglese)

La privacy non è solo per chi ha qualcosa da nascondere

Il diritto alla privacy è una libertà fondamentale dell’individuo, e va di pari passo con la libertà di pensiero, parola ed espressione, specie in nazioni autoritarie dove il dissenso viene punito anche con la vita. Le nuove tecnologie possono aiutare a ridurre il costo economico legato alla tutela della propria riservatezza, ma essendo la privacy un diritto non assoluto, va ovviamente conciliato con le esigenze di legalità e rispetto dei diritti altrui. Molta strada c’è ancora da fare, sia sul piano politico che tecnologico, per garantire i diritti individuali e la libertà di espressione, specie in contesti in cui i principi democratici sono assenti, o minacciati continuamente da tendenze autoritarie.


Cosa pensi del KYC e KYT? Credi che la tecnologia crypto sia utile a tutelare i dati personali?

Sviluppatore software professionale dal 2006, appassionato di crypto dal 2013, attualmente impegnato, tra le altre cose, nello sviluppo di coinrush.it

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Pubblicato il 03-05-2018

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