Il declino dei social media attuali: il futuro è nella decentralizzazione

Recenti studi mostrano, per la prima volta dalla loro nascita, un calo degli utenti dei principali social network (Facebook, Twitter) in favore di strumenti di private messaging (come Whatsapp o le funzionalità di instant messaging di Facebook Messenger o Snapchat) e social basati sulla condivisione di immagini (Instagram, Pinterest). In particolare risulta in calo l’utilizzo dei social da parte dei più giovani, nella popolazione statunitense. Il social più in declino risulta proprio Facebook.

Lo studio di Edison Research

In particolare facciamo qui riferimento allo studio effettuato da Edison Research su un campione randomico di 2000 cittadini americani, selezionati tramite composizione di numeri telefonici casuali, nella fascia d’età che va dai 12 anni in su. Lo studio in questione non riguarda solo i social, ma anche l’uso di smart speakers, smartphone e altro, e risale a gennaio-febbraio 2018, ed è stato condotto da Edison in collaborazione con Infinite Dial e Triton.

Inversione di tendenza per la prima volta nel 2018

I dati sono stati raffrontati con le ricerche, condotte con i medesimi criteri, negli anni precedenti, e hanno mostrato, per la prima volta, dalla nascita dei social, un declino dell’utilizzo, specie da parte della fascia di popolazione più giovane. Ciò lascerebbe prevedere una prosecuzione del trend negativo anche nel 2019.

Utilizzo di Facebook per fasce d’età – Anni 2017 / 2018 – Fonte Edison Research

Un po’ di dettagli in più sulla ricerca

Mentre negli anni precedenti, l’utilizzo dei social in USA ha mostrato una crescita costante di circa il 7%, per la prima volta, nel 2018, si è rilevata un calo quasi del 4%. L’uso dei social, che il 2017 riguardava l’80% della popolazione statunitense, nel 2018 è sceso al 77%. Facebook mostra un sostanziale calo specie nella fascia di popolazione 12-34, mentre rimane stabile tra gli ultra-55enni. Ma anche Twitter mostra, per la prima volta dalla sua nascita, un calo del 2% di utenti. In crescita invece Instagram, Snapchat e Pinterest. Non ci sono dati su Youtube, che andrebbe anch’esso considerato un social network. I dati relativi alla popolare piattaforma video, riguardano solo l’ascolto di musica, che risulta in realtà in crescita.

Motivi della perdita di credibilità dei social più popolari

In sintesi si rileva una sostanziale disaffezione dai social e probabilmente una minor fiducia nei confronti di questi strumenti, per molteplici motivazioni.
Ne elenchiamo alcune:

  • il caso Cambridge Analytica, legato a utilizzo non autorizzato di dati degli utenti Facebook
  • lo “shadow ban” attuato da Twitter (e non solo) nei confronti di contenuti non graditi
  • la lotta alle cosiddette “fake news“, che in realtà apre le porte a varie attività di censura e limitazione della libertà di espressione online, ad opera dei governi nazionali
  • il  crollo dei guadagni dei canali youtube “minori”, legato alla richiesta degli inserzionisti pubblicitari di non essere associati ad argomenti controversi o non graditi al mainstream

E’ logico che le varie piattaforme abbiano le proprie policy e regole della community, ma è anche vero che i ban che avvengono possono spesso essere discrezionali e spesso non sufficientemente giustificati. Si tratta ovviamente di compagnie private, che possono insindacabilmente decidere come gestire i contenuti pubblicati e gli utenti, ma è anche vero che la loro rilevanza e popolarità comportano una ricaduta sulla libertà di opinione e di informazione da parte del pubblico.

La centralizzazione non può mai essere democratica

Nel momento in cui si accentra in poche, gigantesche corporation, il controllo dell’informazione presso milioni di utenti, lo spazio per abusi o manipolazioni diventa molto ampio. Per poter essere genuinamente democratica, una piattaforma social dovrebbe invece essere controllata esclusivamente dalla community degli utenti, senza un’autorità centrale che possa a suo piacimento decidere cosa è ritenuto idoneo e cosa è invece censurabile. Va da sé che, più i casi di censura e blocco dei contenuti diverranno frequenti e ingiustificati, più gli utenti del web si orienteranno verso sistemi alternativi, che permettano di esprimere la propria opinione, anche se “politicamente non corretta” o non gradita al mainstream.

Le tecnologie crypto per i nuovi social

Il mondo crypto ha a disposizione una serie di strumenti tecnologici molto efficaci per garantire il corretto funzionamento di piattaforme social prive di censura e non controllabili da autorità centrali. Tramite l’open source, infatti, è possibile creare dei social realmente trasparenti, rendendo pubblici gli algoritmi con cui funzionano, e con l’ausilio della blockchain si può impedire la possibilità di censurare i contenuti, una volta pubblicati. La decentralizzazione permette poi di avere un controllo diffuso sui contenuti, che rimane nelle mani della comunità degli utenti e non è affidato a corporation, nè influenzabile dai governi.

Le possibili alternative

Già in precedenza ho segnalato l’innovativo social network Steemit, che permette di avere una piattaforma che gira su apposita blockchain, con un sistema economico complesso, basato su guadagni degli utenti, grazie ai like dei partecipanti. Mentre Steemit si occupa di blogging (pubblicazione di articoli con testi e immagini), sfruttando la sua blockchain sono state create due piattaforme, dtube (versione decentralizzata di youtube) e dsound (una sorta di soundcloud, sempre decentralizzato). Il vantaggio sono:

  • non è possibile rimuovere o censurare i contenuti, in quanto la blockchain è concepita per essere non modificabile nel futuro
  • i contenuti, like ricevuti e relativi guadagni non sono falsificabili perché questi dati sono messi in sicurezza, sempre dalla blockchain
  • tramite “flag” o “downvote”, i contenuti considerati non idonei vengono penalizzati dalla comunità degli utenti, sia nei guadagni che nella visibilità (ma rimangono in ogni caso sulla blockchain)
  • gli utenti ricevono ricompense in crypto e vengono premiati per la creazione di contenuti di qualità e originali, a differenza di quanto avviene nei social tradizionali

Ma ci sono anche dei potenziali problemi, legati soprattutto all’immutabilità della blockchain, perché risulterà praticamente impossibile rimuovere i contenuti pubblicati, nemmeno ad opera di colui che li ha postati. Questo entra in contrasto anche con il cosiddetto “diritto all’oblio”, che è anche parte della nuova regolamentazione GDPR sulla privacy, recentemente entrata in vigore nell’UE. Questo potrebbe risultare, ad oggi, l‘unico vero punto debole di questa piattaforma (e di altre analoghe). La soluzione potrebbe essere andare a rendere criptati quei dati che non si vogliono più rendere pubblici, senza doverli rimuovere dalla blockchain. Tra l’altro, Steemit non ha un proprio motore di ricerca, ma si appoggia alla ricerca di Google, per cui si potrebbe richiedere direttamente a Google di non rendere più disponibile un particolare contenuto nei risultati della ricerca. In ogni caso si tratta ancora di piattaforme sperimentali, ed è caldamente raccomandato evitare di pubblicare i propri dati personali o dati sensibili.

Immagine che rappresenta il social network Steemit

Altre piattaforme alternative

Anche al di fuori del mondo delle crypto, esistono piattaforme social alternative, come Mastodon(grazie a David per la segnalazione), Real.Video, Gab.ai. Mastodon, in particolare, sembra molto interessante come progetto, visto che è (parzialmente) decentralizzato ma non ha la rigidità di una blockchain su cui andare a scrivere i dati. In sostanza è possibile creare dei server appositi (istanze), ognuno coi propri moderatori (admin) e con una propria policy. Si tratta, in ogni caso, di progetti da valutare con attenzione, ma che raccolgono un numero di utenti ad oggi esiguo, se paragonato a quello dei big player.

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Pubblicato il 17-08-2018

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