Criptovalute di Stato e delle Banche: perchè non sono vere crypto?

A partire dal white paper di Nakamoto in poi, la tecnologia crypto è nata appositamente con l’intento di creare un sistema di transazioni monetarie che non fosse sotto il controllo di alcun ente centrale, un sistema caratterizzato dalla sua natura decentralizzata e diffusa e dal suo essere “trustless” ovvero “non fiduciario“. In sostanza l’obiettivo è sempre stato quello di evitare di dover concedere il proprio danaro ad entità ritenute “affidabili” (too big to fail), ma che in un momento successivo avrebbero potuto rivelarsi non più tali.

Il paradosso delle crypto “di Stato”

Se la tecnologia crypto è stata ideata proprio per evitare il controllo centrale e per abolire la necessità delle banche, che senso avrebbe creare delle crypto centralizzate e fiduciarie? Direi ben poco, secondo il mio modesto parere. Anche l’obiettivo di tutelare la privacy degli utenti e la resilienza alla censura, vengono del tutto a cadere in caso di crypto “di stato” o “bancarie”.

Vantaggi e svantaggi a confronto

Se, da un lato, la possibilità di utilizzare criptomonete “istituzionali” presenta alcuni vantaggi (che troviamo già nelle normali crypto decentralizzate), a differenza di queste ultime, abbiamo una serie di svantaggi (quanto meno dal lato degli utenti) che sono gli stessi già presenti nella versione elettronica delle valute fiat (euro, dollaro):
– necessità di fornire i propri dati personali per poter utilizzare il servizio (no privacy, no open access)
– possibilità da parte delle autorità che gestiscono il servizio di precluderne l’accesso a determinati soggetti (confisca – censura)
non decentralizzazione del network e presenza di nodi fiduciari o super-nodi (più facili da violare)
controllo centralizzato della piattaforma software e infrastrutture (come sopra, approccio meno sicuro)
persistente controllo da parte di governi o istituzioni (meno privacy rispetto a euro/dollari in contanti)
– queste valute rimarrebbero legate e influenzate da crisi istituzionali e bancarie, perdendo la loro natura di bene rifugio

Questo, almeno, è quanto si può dedurre da progetti in corso di studio da parte di governi e banche centrali di tutto il mondo.

Perchè nessuno di questi esperimenti potrà mai essere decentralizzato

Al di là delle possibili dichiarazioni e proclami, una effettiva decentralizzazione nel caso di criptomonete emesse da banche o governi non è plausibile per alcuni semplici motivi:
– se fosse davvero decentralizzata non sarebbe più “di stato” o “istituzionale”
– queste entità non avrebbero nessun interesse a delegare il controllo a un network peer-to-peer

Esperimenti attualmente in corso

Tra le istituzioni che stanno studiando possibili soluzioni crypto abbiamo la svedese Riksbank, la Federal Reserve statunitense (che sta valutando un’ipotesi per un FedCoin), la People’s Bank of China e la Bank of Japan, che di recente sembra aver cambiato idea su questo tipo di iniziativa. D’altro canto la crypto di stato Petro, lanciata dal presidente venezuelano Maduro, si è rivelata alquanto fallimentare.

Logo della svedese Riksbank

Quale strategia per creare queste “nuove” crypto?

L’idea di base, che si rivela profondamente errata ma utile ai detrattori, è che blockchain sia una innovazione eccezionale, mentre Bitcoin uno strumento a dir poco controverso.
L’idea di fondo è quindi creare una specie di Bitcoin ma senza quegli inutili orpelli chiamati “open access”, “open protocol”, “peer to peer network” etc.
Peccato che la blockchain, di per sè, esiste da molto prima di Bitcoin ed è semplicemente un libro mastro o libro contabile contenente tutte le transazioni, che non rappresenta una innovazione particolarmente esaltante. La vera innovazione è rappresentata proprio dalla natura decentralizzata e diffusa del sistema, dalla politica open source e democratica nello sviluppo del software a cura della community internazionale degli sviluppatori e dal principio della disintermediazione, ovvero eliminazione di intermediari fiduciari e istituzionali.
Tutto questo, di sicuro, non potrà essere implementato da governi e banche centrali, senza andare contro il loro stesso interesse.

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Pubblicato il 23-04-2018

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