Analisi tecnica e Trading: la via semplice è sempre la migliore

Esistono due modi per analizzare e prevedere il futuro andamento di prezzo di un qualsiasi strumento: l’analisi tecnica (basata su grafici e indicatori) e l’analisi fondamentale (basata su rumors, news, etc). I due approcci non sono inconciliabili, ma solitamente chi ne usa uno non usa anche l’altro. Andiamo ora ad esaminare i due sistemi, per concludere con un approccio “iper-basilare” all’analisi tecnica.

Analisi fondamentale

Secondo questo metodo, il prezzo segue le indiscrezioni e le notizie del momento. In sostanza, se ci sono notizie e indiscrezioni “positive” su un titolo, queste lo faranno salire di prezzo, e viceversa. Sembra un approccio semplice e lineare, ma in realtà ci sono numerose insidie da prendere in considerazione. L’andamento di un qualsiasi titolo (crypto o tradizionale) è paragonabile ad un random walk, una passeggiata aleatoria, ovvero una serie di passi successivi in direzioni casuali.

Un esempio di otto diversi Random Walk – Realizzato da ​wikipedia user Morn [GFDL], via Wikimedia Commons
Il problema con l’analisi fondamentale è che spesso le news e rumors sono numerose e possono anche essere contrastanti. Inoltre, in molti casi, poco prima che la notizia si diffondesse, il prezzo ha già “risposto” ad essa, per cui entrare in un mercato pensando che la notizia produrrà gli effetti sperati, può essere in alcuni casi un errore. Altro problema è che a volte news e rumors sono diffusi ad arte, per convincere il pubblico che quel titolo si comporterà di conseguenza, mentre avvengono dei movimenti “a monte” che vanno nella direzione opposta. Altre volte, poi, notizie che dovrebbero riflettersi in maniera evidente sui prezzi, sembrano non sortire nessun effetto, se non dopo tempi anche lunghi, quando la notizia è stata verificata e “digerita” da quel mercato. Ci sono poi i casi di “insider trading“, in cui pochi privilegiati, che hanno la possibilità di conoscere in anticipo determinate notizie, rispetto alla massa degli investitori, riescono ad anticipare i movimenti del prezzo, prima che la notizia venga pubblicata e si diffonda. Con questo non intendo dire che questo tipo di analisi sia inutile, ma ha i suoi punti deboli, così come quella tecnica.

Analisi tecnica

L’analisi tecnica, invece, tende a ignorare tutte le news e rumors e si concentra esclusivamente sull’osservazione dei grafici, utilizzando di solito le cosiddette candlestick o “candele giapponesi” per visualizzare l’andamento del prezzo, e scegliendo, a seconda dell’analista, degli indicatori tecnici specifici (tra le centinaia di indicatori disponibili). Anche la scelta del timeframe (candele da un ora, quattro ore, un giorno, una settimana, etc) è una scelta discrezionale, e ognuno utilizza il suo setup personale. Esistono infiniti setup possibili, e ognuno può portare a previsioni diverse, anche del tutto discordanti tra loro.
Ma vediamo, nell’immagine qui sotto, a quale livello di complessità può portare l’analisi tecnica

Immagine tratta da whatsupwiththat.com

Fortunatamente, non tutte le analisi tecniche assomigliano a questa e non tutti i “chartists” (come vengono chiamati in inglese gli analisti) arrivano ad un tale livello di complicazione dei grafici. Tuttavia questo esempio serve a far capire che non sempre un’analisi approfondita e complessa sia utile per riuscire a prendere una decisone.

L’analisi tecnica non funziona?

Trattandosi di uno strumento, anzi di un insieme di numerosissimi strumenti, personalizzabili a discrezione di chi li usa, non si può semplicemente concludere che l’analisi tecnica funzioni o non funzioni. Si può dire che a volte può risultare utile, altre volte fuorviante. Ma il problema è che più sono gli indicatori utilizzati e più complessa è l’analisi, più facile è perdere di vista gli unici dati oggettivi che esistono in quest’ambito: il prezzo e i volumi.
I cosiddetti indicatori non sono altro che elaborazioni matematiche e statistiche che si basano su questi due dati oggettivi e incontrovertibili. Spesso gli indicatori funzionano non tanto perché realmente affidabili e ben progettati, ma semplicemente perché tutti li usano e ne vengono psicologicamente influenzati. Possiamo qui citare un paper accademico del 2010 secondo il quale, utilizzando oltre 5000 popolari strategie di trading, applicate a titoli di 49 paesi, si è dimostrato l’inefficacia di queste strategie. Anche in questo caso, non voglio sostenere che l’analisi tecnica di per sè non funzioni, ma si tratta di uno strumento da maneggiare con cautela, e non è sempre semplice implementare strategie vincenti.

Un’analisi tecnica più oggettiva è possibile

Fare una analisi tecnica basata solo sui dati oggettivi, non interpolati da indicatori di vario genere, può essere un’idea stimolante, perché ci libera per la prima volta dalle nostre convinzioni e ci fa confrontare solo con ciò che realmente i dati dicono: il prezzo di un titolo, i volumi scambiati, e il libro degli ordini di vendita e di acquisto. Tutti gli altri indicatori (Fibonacci, Bollinger Band, RSI, Simple Moving Average, OBV e chi più ne ha più ne metta) sono solo tentativi di interpretare ciò che realmente sta succedendo, elaborazioni successive della realtà di quel mercato.
Analizzare solo i dati reali, tralasciando le nostre convinzioni su ciò che dovrà succedere, ci permette di eliminare ogni pregiudizio e di avere una visione più imparziale e “agnostica”. Ammettiamo di non poter prevedere e ci limitiamo ad osservare ciò che realmente accade, anche se in contrasto con le nostre previsioni, cercando di imparare dal mercato.

Il Trading è un’arte più che una scienza esatta

Se davvero esistessero dei sistemi infallibili di prevedere un qualsiasi mercato, il trading avrebbe già smesso di esistere. Questa attività, infatti, si basa sul fatto che ci siano soggetti che agiscono in maniera opposta (per ogni venditore, convinto che il prezzo è destinato a scendere, c’è un corrispondente compratore, che ritiene che invece salirà). Per questo motivo il trading, più che una scienza esatta, è un’arte sottile e complessa, che prevede tra l’altro di confrontarsi con le proprie emozioni e le proprie convinzioni interiori. Non è un’attività adatta a chi cerca certezze, o si aspetta di avere successo facile e immediato.

 

Alcuni trader di successo e loro strategie

Il primo trader di cui vorrei parlare è Larry Williams.

Larry Williams

Oltre ad aver creato numerosi indicatori per l’analisi tecnica (tra cui il popolare Williams %R), ha vinto la Robbins Cup nel 1987 (forse il più popolare concorso mondiale di trading), trasformando, in un anno, i suoi 10.000 $ in 1.100.000 $. Non si tratta di simulazioni, ma di denaro vero che i concorrenti di questo premio devono utilizzare per fare vere operazioni di trading. Dieci anni dopo, lo stesso premio sarà vinto dalla figlia Michelle Williams, che è tra l’altro una famosa attrice statunitense. Direi che è uno dei personaggi più citati come fonte di ispirazione, anche a causa dei suoi innegabili successi e dei numerosi libri che ha pubblicato. Tra questi, “I segreti del trading di breve periodo” è quello che sicuramente ha influenzato maggiormente tutti i trader di oggi.


Il secondo trader è Bill Williams, con lo stesso cognome del primo, il che spesso può dare esito a confusione tra i due.

Bill Williams

Sicuramente Bill è meno famoso del primo, ma è partito da un background matematico, occupandosi di teoria del caos e matematica frattale, applicati al trading. Altra caratteristica di Bill Williams è occuparsi anche dell’aspetto psicologico nel trading, componente che spesso viene sottovalutata, limitandosi a concentrarsi solo su dati tecnici. Anche lui ha creato numerosi indicatori diventati poi popolari, come il Williams Fractal, l’Awesome Oscillator e il Facility Market Indicator. Si tratta di strategie e indicatori elaborati inizialmente negli anni 80-90, ma l’autore ha poi proseguito il percorso con pubblicazioni più recenti, per integrare quanto già detto, vista la grande evoluzione dei mercati negli anni.
Il maggiore classico è sicuramente “Trading Chaos“, una lettura consigliata a tutti, e anche relativamente semplice, rispetto ad altri testi più complessi.


Il terzo trader che vorrei consigliarvi è Oliver Velez, dagli Stati Uniti.

Oliver Velez

Ha alle spalle una carriera militare, che sembrerebbe non avere niente a che fare col trading, ma in realtà risulta molto utile per l’autodisciplina e il rigore. Lavora con candele di 2 minuti e usa come indicatori solo due semplici medie mobili, da 20 e da 200 periodi. Opera principalmente all’apertura dei mercati, quando la volatilità è più elevata. La cosa interessante è che è possibile seguire le sue operazioni dal vivo, per verificare la sua reale competenza. Quello che apprezzo è la semplicità estrema del suo setup e l’operatività che si riduce principalmente alla sola prima mezz’ora di apertura dei mercati americani.


Il quarto trader è l’italiano Stefano Fanton, uno dei più validi e capaci in ambito nazionale, a mio modesto parere.

Stefano Fanton

Ha creato un importante sito italiano, Traderpedia, dedicato a chi vuole approfondire i numerosi argomenti legati a questo settore. Uno dei suoi libri fondamentali, che ho letto con grande piacere che ha cambiato il mio approccio nel trading, è Lo Zen e la via del Trader Samurai. E’ un libro dove non troverete grafici e indicatori finanziari, ma è proprio per questo che risulta affascinante e molto profondo, arrivando a proporre una visione ispirata alla filosofia orientale, applicata ai mercati. Molto interessante, nella strategia di Fanton. è l’analisi del libro degli ordini (orderbook), che può dare indicazioni fondamentali di supporti e resistenze.

Un’intervista a Stefano, realizzata da Vita da Trader


Conclusioni

Nel trading non esistono certezze assolute nè metodi infallibili. Secondo un recente studio, solo l’1% dei day-trader risultano prevedibilmente capaci di essere in attivo e guadagnare qualcosa, al netto delle spese. Si tratta di una percentuale bassissima, rispetto a quella, sempre bassa, che afferma che sia il 10 o 20% la percentuale di coloro che riescono ad essere profittevoli. Ovviamente i principianti e i numerosi trader improvvisati contribuiscono fortemente ad alzare la percentuale dei perdenti e a ridurre quella dei profittevoli. Per altri dati sul trading, vedi Why Most Traders Lose Money che riporta i vari studi scientifici sull’argomento.


Fai trading? Cosa ne pensi dell’analisi tecnica? Quali sono le strategie che utilizzi e quali sono i tuoi trader di riferimento?

Sviluppatore software professionale dal 2006, appassionato di crypto dal 2013, attualmente impegnato, tra le altre cose, nello sviluppo di coinrush.it

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Pubblicato il 07-05-2018

2 pensieri riguardo “Analisi tecnica e Trading: la via semplice è sempre la migliore

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